ALL’OMBRA DI CHIARAVALLE, FRA LE GRANGIE DELLA PIANURA PADANA: L’ABAZIA DI MIRASOLE

L’abazia di Mirasole

CHIARAVALLE. Lo scenario in cui ci si imbatte spesso attraversando la pianura padana è quello di un orizzonte che presenta, all’improvviso, fra le nebbie frequentissime dell’alba e del crepuscolo, la sagoma di una torre campanaria che indica la presenza di un’abazia.

Tutte attorno alle grange, delimitate da canali irrigui sempre vivi perfino in inverno, sorgono Chiaravalle milanese, Viboldone, Monlue’, la Certosa Pavese o nella pianura lodigiana S.Bassiano.

Lo stesso accade per un altro luogo alle porte di Milano, si tratta del complesso semi-fortificato, che sembra ancora una viva morfogenesi e organizzazione dei corpi di fabbrica monastici, strettamente legata al carattere di gestione del territorio.

Mirasole si presenta per metà fortilizio con tanto di torretta in stile federiciano e metà monastero, fondato dall’ordine a regola benedettina degli Umiliati, era un centro di produzione e trasformazione dei tessuti e in modo particolare del feltro, apprezzato e diffusissimo nel medioevo.

Si tratta di un complesso si articola intorno ad una grande corte a cui si accede dalla parte più antica della torre duecentesca.

Sui tre lati del cortile si affacciano locali d’uso dell’abazia costituiti dagli edifici agricoli e le abitazioni dei conversi, dall’altro si trovano la chiesa e il chiostro.

Qui nella parte occidentale, opposta all’area dedicata alle questioni pratiche, si aprono i locali della gestione organizzativa e decisionale, ossi il refettorio e la sala capitolare.

La chiesa, costruita tra la fine del Trecento e gli inizi del Quattrocento, dedicata a Santa Maria Assunta, mostra una struttura molto semplice e questo indica anche l’uso esclusivamente monastico della struttura e non aperto ai laici. Semplicità come si addice all’Ordine degli Umiliati.

La facciata della chiesa è caratterizzata da un rosone dai caratteri tardivi rispetto al resto della struttura dai caratteri romanici.

L’accesso al luogo liturgico è consentito da un portale ad arco ribassato e da un fregio in cotto ravvicinato alla cornice di sotto gronda, questa è posta immediatamente sotto lo spiovente del tetto.

L’interno è ad un’unica navata e dell’apparato decorativo degli affreschi quattrocenteschi che dovevano ricoprirla sono rimasti solo quelli dell’abside.

La scansione dello spazio pittorico e l’iconografia di questi lacerti porta a ipotizzare qualche comunanza con i maestri toscani che hanno operato nell’ultima fase decorativa di S.Maria di Viboldone.

A Mirasole si trovano le immagini di Dio in trono e Maria nella mandorla che ascende al cielo tra gli angeli, mentre una cappella laterale conserva iun quadro con una natività cinquecentesca di ignoto, ma di evidente qualità.

Pauperismo e semplicità si ritrovano anche nel chiostro, con archi retti da colonne di pietra calcarea chiara e capitelli a foglie di acanto stilizzate: un’evoluzione dei capitelli a scudo visti in siti limitrofi.

Ai quattro lati del chiostro sono simbolicamente posti quattro alberi: la palma, il melograno, il fico e l’ulivo, le piante citate nei Vangeli.

Dal chiostro è possibile scorgere l’imponente sagoma campanile duecentesco, con la consueta monofora sormontata da bifora e decorazione di archetti pensili in cotto.

Su due dei molti capitelli, icastica si pone l’effige antropizzata del sole, simbolo dell’abbazia, ( e ora anche della città metropolitana di Milano)un sole raggiante circondato da una falce di luna: sono molte le interpretazioni di questo simbolo, specialmente associato alla luna che in edifici di culto ritornano a manifestarsi in più modi e con messaggi cifrati( si pensi al cinereo Cristo risorto del Bramantino conservato alla Certosa pavese o alla crocifissione del Foppa in S.Eustorgio a Milano) .

L’interpretazione, non unanimemente condivisa è quella di un sole associato a Cristo e la luna all’abbraccio della chiesa e dei fedeli al Cristo, o al fatto che la chiesa come la luna può vivere solo di luce riflessa, la luce di Dio appunto.

Altra esegesi riterrebbe invece che i simboli si riferiscano all’importanza del sole e della luna per i lavori agricoli, legando così la questione a tradizioni archetipiche insite nella cultura classica o addirittura pre-ellenica della quale il culto cristiano sarebbe l’ultimo stadio cronologico di evoluzione.

Certo è che questo simbolo ricorda molto quello del Sol Invictus, divinità già presente nel pantheon di romana memoria.

La grangia di Mirasole (così erano definite le comunità agrarie monastiche) nacque a cavallo tra il XII e il XIII secolo, per opera degli Umiliati.

Tuttavia l’ordine, per la sua intransigenza e pauperismo nella condotta di vita, non godette della simpatia di molti degli attori della scena religiosa e politica di quei secoli, travagliati da guerre e questioni morali.

Vicende di varia natura portarono cosi all’abolizione dell’ordine nel 1571 e la Grangia finì in commenda dei monaci Olivetani.

Questo passaggio fu probabilmente quello in cui gli affreschi della chiesa furono cancellati, come consuetudine quando si verificava un avvicendamento di gestione, conferendo alla struttura l’aspetto odierno.

LUCA NAVA