ANTIDOTO CONTRO GLI ARTISTI PRESUNTUOSI E LOGORROICI

Foto di Dimitri Houtteman da Pixabay

È matematico: tranne rare eccezioni, i veri, grandi artisti sono persone umili. Loro sono grandi. E basta. Non serve altro. Porto solo due esempi fra i tanti per dimostrare questa mia convinzione.

A una premiazione chiesi al maestro Giovanfrancesco Gonzaga di sedersi accanto a me e altri membri della giuria in quanto era l’ospite d’onore.

«Ci mancherebbe, non merito così tanto – mi disse con il consueto garbo – va benissimo una sedia fra il pubblico, vicino ai miei “colleghi” pittori». E così fece.

Un altro grande maestro della pittura italiana, Paris Cutini, nonostante l’età avanzata e una folla osannante che lo riempie di complimenti per le sue opere, gente che chiede autografi, altri fotografie con lui, mi chiama sempre in disparte e mi chiede: «credi che piacciano i miei quadri?». Lo fa da vent’anni e non è sereno finché non lo rassicuro. E non è un atteggiamento di facciata.

Il maestro Paris Cutini a un vernissage

Tutto il contrario di tanti pseudo artisti che non fanno altro che parlare di sé fino allo sfinimento, autoincensandosi in maniera così esagerata da diventare antipatici.

Prima di tutto partono con la lista delle loro mostre, poi passano per i premi, poi per chi ha parlato di loro, senza dimenticare vere o presunto conoscenze fra i personaggi del mondo dello spettacolo e della politica e, dulcis in fundo, i collezionisti che, a loro dire, si contendono i capolavori, che restano – però – sempre invenduti.

Quando ero un giovanissimo critico, bazzicavo in zona Brera le sale espositive di un gallerista che, in buon milanese, mi chiamava affettuosamente “el fiulin”, il ragazzino. Lui mi ha insegnato ad ascoltare gli artisti. Ma fino a un certo punto.

Un pomeriggio, in galleria era presente un pittore che per interminabili minuti continuava incessantemente a tessere le proprie lodi, mostrando i suoi quadri.

«Sapete – ci disse guardando un suo quadro (fra parentesi un obbrobrio) quasi fosse rapito da un’apparizione celestiale, in questo quadro c’è tanta sofferenza…».

L’anziano gallerista, non ce la fece più e sbottò: «Sì, una sofferenza per chi lo guarda e per chi ti ascolta!».

AUTORE: SIMONE FAPPANNI © RIPRODUZIONE DEL TESTO RISERVATA