CIFRONDI, IL “PITTOR FANTASTICO”: MONOGRAFICA AL MAT

La locandina della mostra

CLUSONE. “Antonio Cifrondi “pittor fantastico” : è il titolo della monografica dedicata al grande artista bergamasco che presenta una trentina di opere provenienti da musei, chiese e collezioni private, ambiti frequentemente ricorrenti nelle prove pittoriche dall’artista: ambito sacro, di intonazione di storica, figure di genere, ritratti e autoritratti.

È questa, senza alcun dubbio, l’occasione per sottolineare l’acutezza di Antonio Cifrondi, forse un poco bistrattato a favore di altri nomi dell’arte più pomposi a lui contemporanei.

La mostra è allestita in Palazzo Marinoni Barca, sede del MAT – Museo Arte Tempo di Clusone.

Cifrondi è stato un esponente di spicco di quella tradizione artistica lombarda, altrimenti nota come “pittura della realtà” e che consta di eminenti nomi quali Moretto, Moroni, su tutti.

Ma non si possono non citare anche Ceresa, Baschenis, Fra’ Galgario e, per quel che riguarda la pittura dichiaratamente impegnata in un protorealismo sociale, Giacomo Ceruti.

Fra i documenti che Ceruti lascia, vi sono eleganti ritratti signorili di contrasto ai nobilissimi ritratti dei “pitocchi”.

In tutti questi casi, si riscontra il grado variabile di adesione ai fatti e alle persone della vita quotidiana, il tratto distintivo della poetica dell’artista.

Allo stesso modo Cifrondi, ricordato dalle fonti per la spiccata rapidità esecutiva accompagnata da un certo virtuosismo tecnico, coetaneo di Fra’ Galgario e poco più anziano di Ceruti, ha realizzato nell’arco di poco meno di 50 anni, più di quattrocento opere: dalle pale d’altare ai cicli di affreschi, figure di genere, ritratti, nature morte, scene di vita quotidiana, in parte ancora conservate nelle chiese e nelle private dimore del territorio bergamasco e bresciano. E proprio di questi quattro generi pittorici si suddividono le sezioni della mostra.

Nella vastissima produzione sacra, divisa nelle province di Bergamo e Brescia, Cifrondi impiega uno stile che, pur in sintonia con il sentimento religioso della sua epoca, appare del tutto personale, talvolta eccentrico anche rispetto ai pittori suoi contemporanei.

È una eccentricità di fatto comprovata dagli esordi, foriera di intonazioni e vivacità nuova nelle tradizionali tematiche, che probabilmente sancisce con il suo esito, un percorso tracciato gia negli anni della formazione, avvenuta frequentando non una scuola locale o una bottega di pittura, ma soggiornando in diverse città e in queste riconoscendone e acquisendo i caratteri artistici ivi incontrati.

Bologna, Venezia, Roma e, dubitativamente secondo alcune delle fonti, Torino e Grenoble da cui forse il gusto a tratti raffinato per i tessuti e le lucentezze tanto francesizzante quanto poco bergamasco, ma anche di converso parecchio esoterico in alcuni passaggi riscontrabile nei lavori esposti.

Le sue tele, spesso influenzate dalle opere dei maestri veneziani ed emiliani ma anche e soprattutto da Luca Giordano, (a cui contendeva il nomignolo di ” fa presto” in quanto velocità esecutiva), trascurano volutamente le composizioni complesse, articolate su più piani : qui si annida forse l’unico punto debole di un artista che per altri versi, mostra alta qualità esecutiva e caratura internazionale.

Pervasivo ad esempio è quel substrato di atteggiamento curioso e attento osservatore, da scienziato delle cose naturali, ma che ancora porta con se reminiscenze seicentesche( come il tempo in cui ha vissuto) della pratica magico-alchemica prima che questa diventasse scienza sperimentale.

È fatto che emerge da aspetti di carattere citazionistico sparsi qua e là nelle opere. Accade così che a un primo sguardo il tema proposto sia esplicito, ma che solo a posteriori lo stesso ponga problemi interpretativi d’altro genere.

L”attenzione di Cifrondi si concentra piuttosto nella resa e messa in scena delle singole figure, che hanno fisionomie e gestualità mutuate dal mondo quotidiano, con un approccio più simile alla pittura di genere esteso anche agli altre tematiche.

Questa tendenza fa sì che il pittore scelga di arricchire le sue rappresentazioni, oltre che con figure di popolani, personaggi e stranezze di varia natura, anche con inserti di nature morte o descrizioni del mondo animale.

Tuttavia si percepisce un dato che sovrasta e rende inadeguato il termine ” pittura di genere”, anche qualora lo si voglia prendere soltanto come termine di paragone.

Nello scherzo c’è traccia di un animo esasperato.

La risata di alcuni personaggi, dalla fisiognomica traduzione, risulta quasi isterica.

La nobiltà di certi soggetti, trattata e resa con enfasi ed esibizione fin troppo ostentata nel complesso risulta leggermente e volutamente volgare.

Sembra che il mondo barocco, sotto il pennello di Cifrondi, stia per implodere, e cosi anche quell’enorme decorazione fatta di rasi di sete e velluti risulta come un apparato tanto lucente quanto effimero.

Quei riccioli sui mobili “Bull”, pari a quelli di panna montata, pare si stiano smontando.

Quei servizi in porcellana che apparecchiano le tavole degli ambienti nobili del settecento, pare stiano per andare in frantumi.

Passato il “secolo di ferro”, e svanita la contro spinta successiva, la ripresa, l’evoluzione della società non aveva tenuto conto di alcuni principi valoriali fondanti: Cifrondi ne mette a tema e derubrica le cause scatenanti a fatti di cronaca, ora giunti a maturazione: un gustoso frutto maturo, in principio di marcescenza, questo era divenuto “l’antico regime”.

Dinamiche complesse dal punto di vista di idee, condizioni socio/politiche portarono, come noto, ai fatti della fatidica data del 1789 e a quelli scatenati nelle successive guerre di successione in altri stati e/o monarchie “europee”.

Anche la società della penisola italica ha vissuto un travaglio simile, se non più lungo di altre, manifestando tutti gli squilibri derivanti ma che in primis che ne stavano alla base.

Soprattutto nella pittura di figura, che in mostra è ben esemplificata, nella traduzione pittorica di Cifrondi, l’aspetto sociologico, come una prolessi implicita, chiaramente traspare.

L’enfasi pittorica è virtuosistica: Cifrondi dipingeva, spesso senza disegno preparatorio, con pennellate stese di getto di colori liquidi e luminosi, denotando una notevole padronanza dei suoi mezzi espressivi e soprattutto di tocco.

Questi aspetti si evincono nella giustapposizione in mostra da alternanza di opere a tema ritrattistico e altre a composizione più complessa e di generi pittorici che talvolta si fondono.

Cromia e tratto si adattano alla necessità rappresentativa del dato reale che però non corre mai il rischio di diventare banale.

Cifrondi è un convinto assertore della vita a tinte ( ed emozioni)forti, e visitando la mostra con l’ attenzione idonea a coglierne le sfumature, si possono notare anche le sottili ma fondamentali differenze sul piano contenutistico, dello statuto degli enunciati dall’artista, rispetto quelli che sono stati, sul piano ideale, i suoi maestri, nonché le figure dei contemporanei precedentemente citate.

LUCA NAVA

Antonio Cifrondi “pittor fantastico”
Dal 15 aprile‐al 3 settembre 2023
MAT ‐ Museo Arte Tempo, Palazzo Marinoni Barca, via Clara Maffei 3, Clusone
Inaugurazione: sabato 15 aprile 2023, alle ore 16:00
Orari: venerdì 15:30‐18:30; sabato e domenica 10:00‐12:00 e 15:30‐18:30
Ingresso libero
Catalogo: Lubrina Bramani editore