MASSIMO TOSI, L’ALCHIMISTA DELL’IMMAGINE AL CENTRO ARTE PERINI

Omaggio a Giovanni Lindo Ferretti di Massimo Tosi

CASTELVETRO P.NO Il Centro Arte Perini di Castelvetro Piacentino propone, dall’11 gennaio al 7 febbraio, l’arte di Massimo Tosi, giovane artista emergente che si sta facendo apprezzare dal pubblico e dalla critica per la sua vivace arte meta-rappresentativa.

L’artista ha esposto in importanti sedi, conseguendo significativi consensi di critica e pubblico. Suoi lavori, presenti in collezioni, sono apparse su giornali e libri. Recentemente ha tenuto una personale a Cremona e nell’ambito di rassegne tematiche in cui ha proposto i suoi originali lavori e installazioni eseguite con originali tecniche miste.

Ci si può rispecchiare, infatti, in modo diretto e immediato nei suoi lavori, filtrando la realtà attraverso il particolare medium espressivo di Tosi che possiede il rarissimo dono dell’evocazione.

Caratteristica peculiare del suo modus operandi è quella che lo conduce a utilizzare qualcosa che, se possibile, va “oltre” il semplice, seppure affascinante, impiego del bianco e nero.

Massimo, infatti, predilige una sintassi materica che porta l’osservatore direttamente al centro dell’opera secondo una progressione che parte dallo sguardo e arriva direttamente allo spirito.

Si avvertono, nei suoi pezzi, particolari atmosfere onirico-surreali che dischiudono, mediante la materia, impressioni che derivano da un’acuta osservazione del reale e che vengono trasposti, in maniera metaforica, in lavori dalla tridimensionalità pulsante e nascente.

Ecco allora che la “fisicità” dei suoi pannelli ne fa opera a se stanti, dalla notevole intensità lirica, tanto da lambire temi e soggetti che riguardano direttamente chiunque si ponga il relazione con essi, guardando al tempo come a una costante a cui, seppure è impossibile sottrarsi, è possibile immaginare oltre e altrimenti.

Questo superamento dei limiti, materiali e spirituali, porta Massimo a scandagliare le possibilità dello sguardo, cogliendo nel quotidiano le “tracce” dell’immanenza, sia eseguendo opere che hanno a che fare con un’iconografia laica, con un’ampia galleria di ritratti di personaggi.

(Simone Fappanni)