
SAVIGNANO . Attivo dal 1949 a Roma, dove espose alcune opere grafiche in una mostra collettiva alla “Galleria Einaudi” con De Pisis, Omiccioli, Melli, Vespignani, e in seguito a Parigi dove ha rapporti soprattutto con Léger, e poi contatto con l’ambiente milanese di pittori come lui impegnati nelle tematiche esistenziali, come Birolli e Morlotti. l’opera dell’artista savignanese Luciano Caldari (1925-2012) è al centro di due iniziative che ne celebrano i cent’anni dalla nascita.
Patrocinata da Regione, Provincia di Forlì Cesena, Comune di Cesena, si è aperta il 13 dicembre a cura di Francesca Caldari, figlia dell’artista e curatrice d’arte, un’antologica aperta al pubblico fino al 25 gennaio alla Galleria del Ridotto e Sala Sozzi.
«La mostra – spiega la curatrice circa 60 opere provenienti dalla collezione di famiglia, molte da collezionisti privati e una dalla Provincia di Forlì Cesena, l’opera “Il capriccio” del 1957. Lavori realizzati a partire dal 1950, inizialmente ispirati a tematiche sociali, disegni di braccianti calabresi, scene di lavoro, come “Verso la Risaia” della Collezione Cellini, e “Le lavandaie” della Collezione Fusconi. Si arriverà alla sua ultima produzione, dove l’attenzione ricade sulle nature morte e i paesaggi.
L’opera “Il capriccio” è stata scelta come immagine che figura sui manifesti della stagione teatrale di Savignano, dove l’artista è stato ricordato l’8 dicembre al Teatro Moderno nel corso di un evento celebrativo condotto da Francesca Caldari.
«Queste figure di Caldari assicurano la loro durata, come nei ritratti antichi. Caldari è rimasto uno dei pittori che hanno questa coscienza e da ciò deriva la sua singolarità, che il far parte della “Scuola di Cesena”, come fu definito il gruppetto che accompagnò il suo nome a quello di Alberto Sughi e di Giovanni Cappelli, non ha per nulla indebolito», scrisse Raffaele De Grada.
Nel 1949 l’artista si trasferì a Roma, dove espose alcune opere grafiche in una mostra collettiva alla “Galleria Einaudi” con De Pisis, Omiccioli, Melli, Vespignani. Poi a Parigi dove ebbe rapporti soprattutto con Leger prima di entrare in contatto con l’ambiente milanese in cui rivolse la propria attenzione alla condizione ed ai processi di alienazione dell’uomo nella società del suo tempo. Nel 1956 fu presente con opere grafiche alla Biennale di Venezia. Nell’ultimo periodo visse e lavorò appartato nella sua casa-studio sulla collina cesenate, esposta ai venti della vicina montagna e del mare: «la casa ideale, fuori dalle utopie, il sogno di una vita di lavoro e di meditazione».
MARCELLO TOSI
Didascalia foto: Caldari, Al bar