31 Agosto 2026
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Il Padiglione della Mente Apolide (Stateless Mind Pavilion, SMP) esplora forme di identità e appartenenza che esistono al di là di fissi contesti nazionali, culturali o geografici.
Amir Zainorin, Rhythm of Identity, 2024, Wood, x-rays, textile and lightbox. 30 pieces of frame drums in various sizes

Affronta le realtà vissute dello spostamento, della migrazione e dell’appartenenza intermedia, dove gli individui navigano in molteplici contesti culturali e sociali senza identificarsi completamente con uno solo. Il Padiglione è stato sviluppato attraverso una collaborazione nordico-sudorientale asiatica guidata da Jambatan, in partnership con il Center for Arts, Design, and Social Research e Kapallorek Artspace. Il suo approccio curatoriale è collettivo e orientato al processo, enfatizzando la paternità condivisa, il processo decisionale distribuito e la coesistenza di diverse prospettive piuttosto che una narrazione unitaria.

Presentato a Seeum a Gwangju, il Padiglione funziona come una piattaforma adattiva, attivata attraverso installazioni, performance, suoni e programmi pubblici. Una componente chiave sono le Stateless Processions, passeggiate guidate attraverso la città che inquadrano il movimento sia come metodo artistico che critico, incoraggiando letture alternative dello spazio urbano in relazione a visibilità, accesso e controllo.

Rifiutando il modello convenzionale di rappresentanza nazionale, SMP si posiziona come una piattaforma transnazionale guidata dagli artisti.

Si basa su iniziative precedenti come i Stateless Mind Festivals e le collaborazioni di residenze internazionali, estendendo queste reti al contesto della Biennale e oltre. Concepito come un quadro di riferimento trasferibile, il Padiglione può essere adottato e riattivato da spazi, collettivi e organizzazioni guidati da artisti in diversi contesti.

In tal modo, continua a evolversi come piattaforma di scambio distribuita e in continua evoluzione. Piuttosto che proporre un modello istituzionale fisso, SMP offre un quadro sostenibile per ripensare l’appartenenza, la paternità e la collaborazione sia all’interno che all’esterno della Biennale di Gwangju.

Curatori

Amir Zainorin, Dalida Maria Benfield and Chris Bratton / CAD+SR, Fadly Sabran, Anna Cuomo, Camilla Boemio

Artisti

Tamara Al-Mashouk, Susana Pilar Delahante Matienzo, Sibonelo Gumede, Nombuso Mathibela, Sheung Yiu, Saiful Razman, Yahya Torek, Ronnie Bahari, mónica teresa ortiz, Miguel Keerveld, Lilibeth Cuenca Rasmussen, Grace Xu, Fadly Sabran and Tumbuktikus, Dalida Maria Benfield, Chris Bratton, Amir Zainorin in collaboration with Filamen and Farhan Fathee