PASSIONE DISEGNO AL CASTELLO SFORZESCO CON OPERE DI LEONARDO, TIEPOLO, BOCCIONI, HARING

MILANO. Più di trentamila opere su carta, cinque secoli di storia dell’arte e un patrimonio costruito lentamente, grazie a donazioni, lasciti e acquisizioni che hanno accompagnato la crescita delle collezioni civiche milanesi. È questo il punto di partenza della mostra “Passione disegno” dedicata al Gabinetto dei Disegni del Castello Sforzesco, un’esposizione gratuita all’interno dell’antico fortilizio allestita nelle Salette della Grafica fino al 27 settembre, che sceglie di volgere lo sguardo verso la formazione della raccolta, seguendo il percorso che ha trasformato un insieme di collezioni private in uno dei più importanti nuclei italiani dedicati al disegno. L’esposizione riunisce una selezione di fogli provenienti dai principali nuclei collezionistici del Gabinetto, offrendo l’occasione di osservare opere di epoche molto diverse. Dai disegni rinascimentali fino alle esperienze del Novecento, il percorso presenta lavori di Leonardo da Vinci, Giovanni Battista Tiepolo, Andrea Appiani, Gaetano Previati, Umberto Boccioni e Keith Haring, affiancati a opere di numerosi altri artisti che restituiscono la varietà della raccolta. L’interesse della mostra risiede soprattutto nella possibilità di leggere ogni disegno all’interno della vicenda collezionistica che lo ha portato al Castello Sforzesco. Di Leonardo si può apprezzare uno straordinario disegno preparatorio per “Leda e il cigno”, in cui emerge con forza il meraviglioso sfumato vinciano, di Boccioni alcuni lavori d’intonazione schiettamente futurista, fra cui una tecnica mista dedicata al dinamismo e al movimento, di Previati il celebre acquerello “High-Life”, con una amabile conversazione fra giovani donne dell’alta borghesia, mentre di Haring una serie di disegni che riprendono le sue caratteristiche figure. La nascita delle collezioni civiche milanesi coincide con una fase di profondo cambiamento per la città. Negli anni successivi all’Unità d’Italia il Comune ricevette alcune importanti raccolte d’arte appartenute a collezionisti privati. Le donazioni dello scultore Pompeo Marchesi, del funzionario Antonio Guasconi e del nobile Gian Giacomo Attendolo Bolognini costituirono il primo nucleo di un patrimonio destinato a crescere nel tempo. L’arrivo di centinaia di opere rese necessario organizzare nuovi spazi destinati alla conservazione e alla consultazione pubblica, ponendo le basi per la futura istituzione del Gabinetto dei Disegni. Un passaggio decisivo arrivò nel 1900 con il trasferimento delle collezioni al Castello Sforzesco. Il complesso monumentale, destinato a diventare il principale polo museale civico della città, offrì una sede stabile al patrimonio grafico e favorì l’avvio di un lavoro sistematico di catalogazione, studio e conservazione. Negli anni Venti del Novecento prese forma il Gabinetto dei Disegni come istituto specializzato, incaricato di custodire un patrimonio che continuava ad ampliarsi grazie a nuove acquisizioni. Il percorso espositivo segue questa evoluzione storica, mostrando come ogni ingresso abbia contribuito a definire il profilo della raccolta. Accanto ai grandi nomi della storia dell’arte trovano spazio fogli preparatori, studi dal vero, progetti decorativi, bozzetti, esercizi accademici e opere concepite come lavori autonomi. Il disegno emerge così nella pluralità delle sue funzioni: strumento di progettazione, mezzo di sperimentazione tecnica, luogo di riflessione e forma espressiva compiuta. Accanto ai grandi nomi della storia dell’arte trovano spazio fogli preparatori, studi dal vero, progetti decorativi, bozzetti, esercizi accademici e opere concepite come lavori autonomi. Il disegno emerge così nella pluralità delle sue funzioni: strumento di progettazione, mezzo di sperimentazione tecnica, luogo di riflessione e forma espressiva compiuta. L’ampiezza cronologica consente di seguire l’evoluzione delle tecniche e dei materiali, dalle punte metalliche ai carboncini, dalla matita alla penna, dagli inchiostri agli acquerelli, fino ai linguaggi contemporanei. Ogni foglio documenta una fase del lavoro artistico e restituisce la dimensione più diretta del gesto creativo, spesso lontana dalla solennità dell’opera finita. La mostra restituisce così la storia di una collezione costruita nel tempo, seguendo le trasformazioni della città, delle sue istituzioni culturali e del collezionismo privato. Ogni foglio conserva il segno del suo autore, ma anche quello dei collezionisti che lo hanno custodito, degli studiosi che lo hanno catalogato e delle scelte che ne hanno permesso la conservazione fino a oggi. (Simone Fappanni)