
CREMONA. Da domani al 10 maggio 2026, negli spazi di CremonaFiere, torna uno degli appuntamenti più interessanti del panorama artistico lombardo e nazionale: la quarta edizione di Cremona Art Fair 2026. Un’edizione che segna un passaggio decisivo nella crescita della manifestazione, non solo per l’ampliamento degli spazi – con il trasferimento al Padiglione 2 – ma soprattutto per la maturità culturale e progettuale che la fiera dimostra di aver raggiunto.
Con 66 realtà partecipanti tra gallerie, editori e istituzioni, la fiera consolida il proprio ruolo di piattaforma capace di mettere in relazione il tessuto artistico locale con le dinamiche internazionali. Un risultato che riflette una visione sempre più strutturata, come sottolineato dal direttore Paolo Batoni, che parla di una “fase di piena maturazione” in cui qualità, autorevolezza e capacità relazionale diventano gli elementi chiave della manifestazione.
L’identità della fiera si articola in tre sezioni principali – Main Section, Art Projects ed Editor – ognuna delle quali contribuisce a delineare un ecosistema culturale complesso, capace di tenere insieme mercato, ricerca e divulgazione.
La Main Section, cuore espositivo della fiera, riunisce 43 gallerie e propone un dialogo articolato tra arte moderna, post-bellica e contemporanea. Particolarmente significativa è la crescente apertura internazionale, con otto gallerie provenienti da sei Paesi – tra cui Portogallo, Spagna, Svizzera e Messico – che introducono nuove prospettive e ampliano le opportunità per collezionisti e professionisti del settore. In questo contesto, si inserisce la proposta della galleria serba Prototip dedicata al Gruppo OHO, esperienza radicale della neoavanguardia jugoslava attiva tra il 1966 e il 1971. Le loro pratiche, che spaziano dalla land art alla performance, fino al cinema sperimentale, testimoniano un approccio pionieristico capace di ridefinire il rapporto tra arte e vita quotidiana.
Accanto alla spinta internazionale, la fiera mantiene uno sguardo attento alla rilettura del Novecento italiano. Emblematico è il focus dedicato a Aligi Sassu, figura centrale della pittura italiana, il cui percorso attraversa esperienze fondamentali come il Futurismo e il movimento Corrente. La selezione di opere, curata dalla galleria B&B Arte, restituisce la forza espressiva di una ricerca in cui il colore diventa elemento strutturale e narrativo, capace di coniugare tensione politica e visione poetica.
Se la Main Section definisce il perimetro storico e commerciale della fiera, la sezione Art Projects ne rappresenta il laboratorio sperimentale. Qui trovano spazio solo show, duo show e progetti curatoriali che mettono in relazione artisti emergenti e mid-career. La pittura si conferma linguaggio centrale, ma declinata in molteplici direzioni: dalla materia alla figurazione, dall’astrazione alle contaminazioni con altri media.
Le proposte sono eterogenee e riflettono la pluralità del contemporaneo: dialoghi tra superfici materiche e simbolismo, ricerche geometriche, sperimentazioni tra disegno, scultura e installazione. Si passa da visioni sospese tra immaginario e realtà a indagini sul segno e sulla materia, fino a confronti tra energia cromatica e figurazione simbolica. Un panorama che evidenzia come la pittura, lungi dall’essere un linguaggio esaurito, continui a rappresentare uno spazio fertile di ricerca.
La sezione Editor, con 15 realtà partecipanti, amplia ulteriormente il raggio d’azione della fiera, concentrandosi sull’editoria indipendente e sul libro d’artista. In questo ambito, il libro si configura come un dispositivo ibrido, capace di unire pratica visiva, riflessione teorica e progettazione editoriale. Non un semplice supporto, ma uno spazio autonomo di sperimentazione, in cui il formato editoriale diventa esso stesso linguaggio artistico.
Uno degli elementi più significativi di questa edizione è però il rafforzamento del Public Programme, che assume un ruolo centrale nella costruzione dell’esperienza della fiera. Non più semplice corollario, ma vero e proprio dispositivo culturale, pensato per accompagnare il pubblico nella comprensione del contemporaneo.
Tra i progetti più rilevanti, Art Advisor on Demand si propone di avvicinare nuove generazioni al collezionismo attraverso consulenze gratuite e visite guidate con professionisti under 35. Un’iniziativa che mira a rendere più accessibile un ambito spesso percepito come elitario, offrendo strumenti concreti per orientarsi tra linguaggi, artisti e dinamiche di mercato.
Di grande interesse anche il ritorno del Premio Prospettive, promosso dal collezionista Angelo Di Bartolomeo, che si configura come un’acquisizione mirata a sostenere artisti emergenti e mid-career. La giuria, composta tra gli altri da Andrea Bruciati e Carla Gerbino, rappresenta un osservatorio privilegiato sulle nuove tendenze artistiche.
Particolarmente suggestivo è il progetto Stanza d’ascolto, curato da Michele Lombardelli, che introduce il suono come elemento centrale dell’esperienza espositiva. In una città come Cremona, storicamente legata alla musica e alla liuteria, il progetto assume un valore simbolico oltre che artistico, proponendo un approccio rallentato e immersivo alla fruizione delle opere sonore.
Il programma si completa con un fitto calendario di talk e incontri, tra cui spicca quello dedicato al rapporto tra arte e impresa, moderato da Francesca Baboni. Un tema sempre più centrale nel dibattito contemporaneo, che evidenzia le possibili sinergie tra produzione culturale, economia e innovazione.
A rafforzare la dimensione internazionale contribuisce inoltre la collaborazione con ARA – Art Run Agency, che favorisce la partecipazione di collezionisti e professionisti stranieri attraverso programmi dedicati.
Sostenuta da Regione Lombardia e da numerosi enti locali e associazioni di categoria, la fiera si conferma così come un nodo strategico per lo sviluppo culturale del territorio.
Più che una semplice fiera, Cremona Art Fair si configura oggi come un sistema articolato di relazioni, capace di mettere in dialogo artisti, gallerie, collezionisti e pubblico. Un luogo in cui l’arte non è solo esposta, ma interpretata, discussa e condivisa. In un contesto in cui il sistema dell’arte è in continua trasformazione, eventi come questo dimostrano come sia possibile costruire modelli sostenibili, inclusivi e aperti al futuro.