GIACOMO BALLA E LE OPERE DELLA COLLEZIONE BIAGIOTTI CIGNA AL MART

ROVERETO, È in corso al Mart di Rovereto la mostra intitolata “Giacomo Balla. Lo stile dell’Avanguardia. Opere della Collezione Biagiotti Cigna”, inaugurata il 16 maggio, che rimarrà aperta sino al 18 ottobre 2026.  I curatori Beatrice Avanzi e Fabio Benzi offrono al grande pubblico, con l’esposizione di 240 opere tra dipinti, disegni, arredi, oggetti e abiti, l’opportunità di assaporare il meglio del collezionismo privato che ha come protagonisti la celebre stilista di moda Laura Biagiotti e il marito Gianni Cigna, un collezionismo selettivo, ma di alto livello, rivolto alla produzione artistica di uno dei più autorevoli e fervidi artisti del Futurismo italiano, Giacomo Balla (Torino 1871-Roma 1958). Il dialogo che, dalla sua fondazione nel segno del lascito di Fortunato Depero, il Mart porta avanti con le cosiddette Avanguardie storiche si arricchisce anche in quest’occasione di nuove ricognizioni critiche sul rapporto stretto tra l’arte e la sua applicazione nel campo del design, dell’arredamento e della moda.

La celebre stilista incontrò  le opere di Giacomo Balla  nel 1986 in occasione  di una mostra tenutasi alla Galleria Chimera di Roma e si può dire che fu amore a prima vista. L’interesse che ne scaturì ha portato la stilista a diventare, insieme al marito Gianni Cigna,  una delle maggiori collezioniste di Balla, a livello internazionale, una passione che durerà fino al 2017, anno della sua scomparsa. Iconica è la foto che ritrae la Biagiotti al chiostro romano del Bramante in occasione della mostra “Giacomo Balla. Futurismo tra arte e moda” del 1998.

Il nucleo di opere della Collezione Biagiotti Cigna interamente  visibile per la prima volta in Italia al Mart “consolida una continuità narrativa che vede nel museo trentino il luogo d’elezione per la valorizzazione dell’Avanguardia futurista”. Ne fa fede il suo ricco archivio, che ha preso le mosse dal lascito di Fortunato Depero.

Laura Biagiotti, dal canto suo, colse in Balla la costante attenzione alla moda e al ruolo rivestito da essa nel campo della cultura e dei linguaggi di massa. A questo riguardo, si ricordi il manifesto della moda futurista scritto da Balla nel 1914, il cui titolo recita Il vestito antineutrale che, insieme alla Ricostruzione futurista dell’universo del 1915, costituiscono i due pilastri storici che marcano il passaggio del Futurismo da corrente artistica a un vero e proprio stile di vita e quindi a un peculiare modo di essere e di porsi nella società del tempo. Ciò costituirà l’avvento di una nuova estetica che si estenderà anche alla sfera quotidiana.

Il percorso della mostra trentina è sostanzialmente cronologico: 5 sezioni si alternano, i cui titoli 1. Divisionismo 2. Futurismo 3. La moda futurista 4. Ricostruzione futurista dell’universo 5. Una nuova figurazione moderna, rappresentano ciascuna uno specifico coagulo di opere che gettano luce sulla fervida produzione artistica di Giacomo Balla, giustificando, in particolare nella sezione 3, la valorizzazione da parte di Laura Biagiotti, in veste di collezionista, dei dipinti, disegni e bozzetti di Balla riguardanti la moda in un’osmosi creativa reciproca.

Alla collezione succitata appartiene Il Genio futurista, la più grande opera realizzata da Balla, un olio su arazzo dai colori vivaci largo circa 4 metri e alto 3 metri presentata e premiata  a Parigi nel 1925 in occasione dell’Esposizione universale delle arti decorative e industriali moderne, grazie alla quale Balla si è imposto sulla scena artistica del tempo. Tale lavoro funge da icona-guida della mostra in corso a Rovereto insieme alla Cartolina futurista (1915-1920) quadroripartita (spazio, luce, arte, Balla) e icasticamente programmatica. Nella prima sezione ‘Divisionismo’   vengono ripercorsi gli esordi e i futuri sviluppi pittorici di Balla segnati dall’incontro con Giuseppe Pelizza da Volpedo, uno dei protagonisti della pittura divisionista. Nel 1895 Balla si trasferì a Roma e qui approfondì gli studi sul linguaggio fotografico, sulle leggi scientifiche della percezione e dell’ottica, sulla tecnica divisionista in particolare sulla scomposizione dei colori. Balla si cimentò prevalentemente con ritratti e paesaggi. Nella mostra di Rovereto sono visibili, tra l’altro, La cucitrice (1895-1896), Elisa nella campagna romana (1902), Inverno (trittico) (1905), Donna a Villa Borghese (1906), Villa Borghese. L’ombra della torre (1908), Ritratto della signora Egle Casarini (1911), Ritratto di Grethel Löwenstein (1911-1912 c.), opere caratterizzate da una visione panica della natura, dai tagli originali, dalla scomposizionedella luce e dalla stesura pittorica caratterizzata dall’uso di sottili filamenti di colore. Soprattutto nel dipinto La siepe di Villa Borghese (1906) come pure in Autospalla (raffigura una parte del corpo isolata volutamente dall’artista) datata 1903 il campo della sperimentazione è aperto e promettente, sicché Balla diventerà il capofila del Divisionismo romano, accogliendo nel suo studio gli allievi Umberto Boccioni, Gino Severini e Mario Sironi che lo seguiranno nell’avventura futurista, inaugurata da diversi manifesti a partire da quello del 1909 di Filippo Tommaso Marinetti sino a giungere al Manifesto tecnico della pittura futurista (11 aprile 1910), cui aderiranno oltre i succitati pittori anche Carlo Carrà e Luigi Russolo. Il programma di tale corrente d’Avanguardia si incentrò sul rinnovamento artistico contro ogni religione del passato, sull’esaltazione dei “miracoli della vita” all’insegna del puro dinamismo  e dello slancio energetico e ottomistico verso il futuro come mimesi della vorticose e fibrillanti realtà metropolitane, sull’utilizzo della luce che, unita al dinamismo, distrugge la materialità oggettuale, alterando la percezione della realtà. L’apporto delle sperimentazioni in campo fotografico del britannico Eadweard Muybridge e pre-cinematografico del fisiologo e inventore francese Ètienne-Jules Marey fu determinante per la nuova corrente, basti solo pensare alle immagini in sequenza dinamicizzate o alla serie delle compenetrazioni iridiscenti, dove la luce si diffonde mediante sequenze di triangoli, rombi, losanghe, cunei, linee spezzate con la scomposizione dei colori dell’iride, approdando a un sorprendente astrattismo geometrico e dinamico. Nella seconda sezione e nella quarta della mostra sono raccolte opere di Giacomo Balla, in cui i principi della nuova arte futurista furono da lui pienamente applicati: si vedano, ad esempio, Compenetrazione iridiscente n. 14 (1913?), Vortice + paesaggio (1913) Linee di forza di paesaggio maiolicato (1917-1918), Risveglio di Primavera (1918?), Linee di velocità astratta (1914) Cartolina futurista (1915-1920), Colorprisma (1920), Linee di spazio e velocità (1922), Composizione astratta (1922), Dinamismo atmosferico (1923-1925 c.), Futurpesci (1924). L’orizzonte artistico di Balla dalla pittura si aprì a un certo segno a una visione estetica totalizzante del mondo e dell’universo, in cui si abbattono le gerarchie tra le diverse arti distinte tra maggiori e minori o applicate nell’ottica del raggiungimento di un’arte totale (Gesamtkunstwerk). L’opera teorica che informò questa tendenza fu La ricostruzione futurista dell’universo del 1915 ideata e scritta unitamente da Balla e Depero: “Noi futuristi, Balla e Depero, vogliamo realizzare questa fusione totale per ricostruire l’universo rallegrandolo, cioè ricreandolo integralmente. Daremo scheletro e carne all’invisibile, all’impalpabile, all’imponderabile, all’impercettibile. Troveremo degli equivalenti astratti di tutte le forme e di tutti gli elementi dell’universo, poi li combineremo insieme, secondo i capricci della nostra ispirazione”. La vorticosa velocità dei nuovi mezzi di trasporto, in primis quella dell’automobile e gli arabeschi astratti dei vari stati d’animo dalla pittura vennero trasferiti da Balla ai progetti per ambienti come il Bal Tic Tac a Roma (1921), alle scenografie del Feu d’artifice (1917), all’arredamento (mobili, testiere, porte, pannelli, arazzi , tappeti), all’oggettistica (lampade, appendini, ventagli, vasi, piatti, cartoline, cavalletti) e alla moda (bozzetti e disegni per diversi capi d’abbigliamento, scarpe, ricami, sciarpe e scialli). L’urgenza di creare forme energizzanti e dinamiche emerge nella terza sezione ‘La moda futurista’ che sarebbe stata particolarmente cara a Laura Biagiotti. La celebre stilista colse pienamente, a suo tempo, lo stretto connubio esistente tra arte e moda in Balla, connubio che avrà grande fortuna in ambito contemporaneo (si pensi alla collaborazione di Keith Haring con le Convert Collections o alla collezione primavera estate 2026 del Biagiotti Group che si ispira al dinamismo delle futurfarfalle di Balla accolte come simbolo di leggiadria e di metamorfosi). Nella sezione dedicata alla moda rientrano Studio per motivo di stoffa (1913), Futurcipressi (1913, modello per un arazzo), Bozzetto per un vestito da uomo (1914), Bozzetto per sciarpa (viole e ciclamini) del 1925, Gillet futurista ricamato con motivi sul nome Balla (1924-1925), Futurfarfalla (studio per ricamo) del 1918-1919, Farfalfiori (Progetto per sciarpa) (1920), Studio per cravatta (1920), Studio di un vestito da donna (1928-1929). Nello scritto programmatico Le vêtement masculin futuriste del 20 maggio 1914 tradotto poi in italiano con il titolo Il vestito antineutrale, edito l’11 settembre dello stesso anno, vennero stabiliti i requisiti degli abiti futuristi per essere considerati tali. Essi dovevano essere “aggressivi, agilizzanti, dinamici, semplici e comodi, igienici, illuminanti, volitivi, asimmetrici, di breve durata, variabili con l’esclusione del giallo e del nero”.

L’ultima sezione ‘Una nuova figurazione moderna’ ripercorre l’ultima fase artistica di Balla dopo il suo allontanamento dalla corrente futurista alla fine degli anni Venti. Egli volle recuperare in modo originale la figurazione moderna (Elica bambina con orsetto, 1923-1924, Nel patio, 1926, Ritratto di Luce che ricama, 1928, Parlano, 1934, Luce estiva, 1936, Autobalsettanta4, 1948)  al di là dei movimenti che inneggiavano al ritorno all’ordine. Nelle opere di questo periodo si ha un’anticipazione della cultura pop, alcune delle quali si riferiscono alle immagine patinate e alle fotografie delle dive del cinema riportate nelle riviste del tempo. Singolare, in tal senso, è Luce estiva, un olio su tavola, in cui Balla rappresenta la retinatura dei rotocalchi allora in voga. Il suo spasmodico desiderio di sperimentare nuovi giochi di luce e di colore non si placò nemmeno in questa stagione. Concludono questi percorsi espositivi alcuni lavori di Fortunato Depero che fu a stretto contatto con Balla e di cui Rovereto vanta la sua casa-museo.

La mostra trentina è corredata di un catalogo ricco di contributi critici – tra l’altro è stato ristampato l’intervento di Laura Biagiotti in occasione dell’esposizione della Collezione Biagiotti Cigna al Museo Puškin di Mosca nel 1996 – edito da Silvana Editoriale e disponibile al bookshop del Mart al prezzo di Euro 39.

Orari:

martedì-mercoledì- giovedì-domenica  dalle ore 10 alle ore 18;

venerdì-sabato dalle ore 10 alle ore 19.30.

Costo del biglietto intero Euro 15.

Ridotto Euro 10 (gruppi, giovani dai 15 ai 26 anni e over 65).

Famiglie Euro 22.

Gratuito fino ai 14 anni.

Prenotazioni dall’Italia e dall’estero +39 0465 670 820