INAUGURATA AL CASTELLO PALLAVICINO-CASALI LA RETROSPETTIVA DI FORNASARI

MONTICELLI D’ONGINA. Si è tenuta nei giorni scorsi l’inaugurazione della mostra retrospettiva dedicata a Valeriano Fornasari nelle sale al piano nobile del Castello Pallavicino-Casali. L’apertura dell’evento ha trovato il suo primo momento nel saluto del presidente del Gruppo Mostre, Albino Casarola, che ha preso la parola per introdurre la giornata e collocare la rassegna all’interno dell’ampio programma culturale attività del sodalizio.

A seguire, il curatore Simone Fappanni ha guidato il pubblico dentro il percorso espositivo attraverso una lettura articolata delle opere e della figura del pittore, originario di Monticelli, poi trasferitosi a Villanova. Il suo discorso si è sviluppato come una narrazione costruita attorno ai temi presenti in mostra e all’evoluzione del linguaggio dell’artista.

«Questa retrospettiva raccoglie una serie di lavori che permettono di attraversare le diverse fasi della sua ricerca», ha spiegato il critico, ponendo subito l’accento sull’idea di percorso. Fappanni ha evidenziato il rapporto tra dimensione interiore e rappresentazione visiva: «Nei dipinti emerge una relazione costante tra ciò che viene osservato e ciò che viene rielaborato sul piano emotivo». Le sue parole hanno orientato l’attenzione verso una lettura che tiene insieme forma e contenuto. «Il titolo “Riflessi dell’anima” rimanda a una superficie che accoglie immagini e le restituisce trasformate», ha aggiunto, indicando un elemento interpretativo centrale. Nel corso della presentazione, Fappanni ha approfondito alcuni aspetti legati ai soggetti e alle scelte compositive.

«La natura, i paesaggi, gli elementi quotidiani costituiscono un repertorio ricorrente, che nel tempo si arricchisce di variazioni e sviluppi», ha spiegato. Ha poi sottolineato la presenza di una continuità interna al lavoro dell’artista: «Si riconosce una coerenza che attraversa le diverse stagioni della produzione, pur nella varietà delle soluzioni adottate». Un passaggio del suo intervento ha riguardato anche la dimensione tecnica: «Le opere esposte mostrano un utilizzo differenziato dei materiali e delle tecniche, che contribuisce a definire il carattere di ciascun ciclo». Lo studioso ha parlato di una pratica pittorica costruita attraverso sperimentazioni e adattamenti, in cui ogni scelta appare legata a un preciso momento del percorso creativo.

«Ogni lavoro rappresenta una tappa, un punto di arrivo e allo stesso tempo di partenza», ha affermato. Il curatore ha poi introdotto un riferimento alla dimensione personale dell’artista: «La biografia entra nei dipinti, si riflette nei temi e nei modi della rappresentazione». Questo elemento è stato presentato come una chiave per comprendere la profondità del lavoro di Fornasari. «Il vissuto si traduce in immagini che mantengono un legame con l’esperienza», ha aggiunto, rafforzando l’idea di una pittura connessa a un percorso individuale. Questa mostra offre dunque la possibilità di osservare un insieme organico di lavori», ha detto ancora, indicando la struttura complessiva dell’allestimento. «Il visitatore può seguire un itinerario che si sviluppa in modo progressivo, attraversando le diverse fasi della produzione. 

Al termine il figlio dell’artista, Emiliano Fornasari, ha ringraziato i presenti e gli organizzatori per questo evento che racchiude oltre cento opere del padre.

La rassegna è visitabile nei weekend fino al 2 giugno; per gruppi e scolaresche anche in altri giorni, su appuntamento.