10 Agosto 2026
Cavagnolo(To)Abbazia_di_Santa_Fede, Fonte Wikipedia
L'itinerario artistico sulle tracce del romanico fin qui tracciate e che riguardano l'area piemontese, di diretta influenza francese, continua con l'abbazia di Santa Fede.
Cavagnolo(To) Abbazia di Santa Fede, Fonte immagine: Wikipedia

CAVAGNOLO (TO). L’itinerario artistico sulle tracce del romanico fin qui tracciate e che riguardano l’area piemontese, di diretta influenza francese, continua con l’abbazia di Santa Fede.¹

E come la tradizione del romanico vuole, la fondazione del complesso monastico affonda le sue radici nella presenza di una narrazione² agiografica che spesso vede la presenza della figura martirizzata di un santo/a.

Altrettanto tradizionale e suggestiva è la collocazione del complesso all’interno di una valle tra boschi⁴ e vigneti a poca distanza, in questo caso, dall’abitato di Cavagnolo.( To)

Qui sorge l’Abbazia di Santa Fede⁵, costruita nella prima metà del XII secolo ad opera dei monaci benedettini dell’abbazia di Sainte-Foy-de-Conques⁶. In Alvernia, Francia.

I monaci francesi si erano spinti fin qui, nell’ambito della riforma gregoriana e dell’elemento cluniacense, per rinverdire le sorti del piccolo santuario preesistente dedicato a Santa Fede, la nobile tredicenne martirizzata il 6 ottobre 303 ad Agen in Francia, durante il periodo delle persecuzioni di Diocleziano.

Le spoglie⁷ della santa, probabilmente trafugate, nell’anno 886 furono trasferite nell’Abbazia cluniacense di Conques,⁸ che è ritenuta la casa madre dei benedettini per gran parte del basso Medioevo, e dove si trovano ancora oggi.

Le fonti storiche⁹relative alla costruzione dell’abbazia di Santa Fede a Cavagnolo, come spesso accade, sono molto esigue e frammentarie. Interpolate con detti e fonti proverbiali.¹⁰

Un documento del 743 attesta la presenza nel territorio di una chiesa dedicata a Santa Fede, ma si tratta certamente di una costruzione antecedente¹¹ a quella attuale, piu modesta di quella odierna che invece è costruita in forme romaniche e con caratteri decorativi derivanti da una meditata riflessione teologica¹²e modelli francesi esporrati a Cavagnolo.

Uno dei documenti affidabili è quello redatto nientemeno che da Federico il Barbarossa, nel diploma di Belfort del 1164, che conferma il possesso di Cavagnolo al Marchese¹³ del Monferrato e menziona anche l’esistenza di un Priorato di Santa Fede.

Gli altri documenti che menzionano questa chiesa di Cavagnolo sono tutti posteriori al documento del 1164.

Rimangono pertanto molte lacune sulla storia di questo centro monastico posto al centro dell’area del Monferrato.

Nel medioevo, come tutti i siti di influenza cluniacense, il monastero di Santa Fede fu ricco e fiorente, arrivando a possedere terre e fattorie¹⁴ persino Oltralpe ed a versare notevoli somme quali decime ordinarie ai vari papi succedutisi dal 1298 al 1440.

Poi, come tutte le istituzioni e specie i priorati cluniacensi, raggiunto l’apice, dal 1372 cominciò un lento e inarrestabile declino dovuto alle mutate vondizioni politico-religiose.

Nel corso del 1500 il numero dei religiosi ed i possedimenti dell’abbazia diminuirono rapidamente, fino alla commenda e dunque all’abbandono del monastero nel 1584.

In questa data la custodia e l’amministrazione dei beni dell’abbazia furono affidati a una serie di Priori Commendatari, l’ultimo dei quali fu Paolo Coardi, che resse i beni fino alla sua morte, nel 1728.

Dopo questa data il complesso subi una serie di passaggi che ne cambiarono completamente i connotati e l’anima originaria: fu aggregato ai beni della Mensa Vescovile di Acqui Terme, poi nel 1797 passò ai beni della diocesi di Casale Monferrato e infine nel 1867, in base alle leggi sulle soppressioni degli enti ecclesiastici, l’abbazia subi il triste destino di essere venduta all’asta.

Attraverso vari passaggi di mano¹⁵ il complesso divenne luogo di villeggiatura per i seminaristi della ” Casa della Provvidenza” di Torino.

Nel 1895, la struttura fu acquistata dai Padri Maristi, che ne sono ancora oggi i proprietari.¹⁶

Questi dopo vari ampliamenti, adibirono gli edifici dell’abbazia a casa di accoglienza per ritiri spirituali e convegni.

Il romanico di grande rilievo, si mostra qui nelle forme piu evolute e soprattutto nella ricchezza della decorazione, portandol’influsso della scuola architettonica affermatasi nella regione francese sulla costa atlantica a nord di Bordeaux da cui provengono i maestri d’opera dei maggiori portali delle abbazie sulle vie pellegrini.¹⁷

La chiesa si dispone su tre navate con abside semicircolare.

Mostra una facciata di esecuzione non omogenea nelle componenti decorative ed ornata da semi colonne con archetti pensili sotto le falde del tetto.¹⁸

Si tratta di un frontale tipicamente a salienti, ¹⁹ dotata di un ricchissimo portale, questo invece opera di maestri locali, leggermente strombato e delimitato da semi colonne che reggono una serie di ghiere finemente scolpite.²⁰

La seconda fascia è ad intrecci che creano dodici campi in cui sono scolpite figure zoomorfe, mostruose e geometriche con una croce al colmo dell’arco.²¹

A tutto ciò segue una stretta fascia ad intrecci che racchiude, assieme ad un’altra simile poco sotto, una ghiera più ampia con al colmo un mascherone da cui si dipartono tralci sinuosi che racchiudono elementi fitomorfi e volatili.²²

La varietà regna sovrana a dimostrazione del vasto repertorio iconografico di cui erano in possesso i maestri scalpellini.

Altre tre ghiere²³ sono decorate a caulicoli, a fune ritorta in un caso e a foglie in altri.

In perticolare nella lunetta in rilievo è raffigurato un Cristo pantocratore inserito in una mandorla sorretta da angeli con ali spiegate: questo èun palese esempio, certo piu modesto, tratto dagli esempi di Vezelay.²⁴

Al centro dell’arco esterno della lunetta si nota la croce palmata, emblema del ramo benedettino di Cluny.

Sopra i capitelli si trovano sculture zoomorfe²⁵e ai fianchi dell’arco due busti antropomorfi che alcuni identificarono, non senza qualche perplessità con Adamo ed Eva. Sopra questi si trovano due grifoni. Il portale è sormontato da una bifora.²⁵

Ai lati, proprio in corrispondenza della metà delle navate minori, sporgono due alte colonne decorative. Dal fianco sinistro, coronato di archetti pensili, si vedono il transetto ed il tiburio rettangolare, e il fatto che abbia tale geometria²⁶ certifica k’appartenenza di questo complesso a un ordine mentale ancora di pieno XII secolo e che dopo tale periodo, nessuna ristrutturazione sia intervenuta in modo invasivo apportando connotati cinque/seicenteschi.

L’interno che, come gia accennato richiama l’arte romanica di borgogna²⁷ e provenzale, è piuttosto austero ed essenziale, in mattoni e pietra.

Le tre navate sono divise da pilastri cruciformi, su ciascuno dei quali si trovano semicolonne con capitelli mossi da allucinate decorazioni.

Questi ultimi sorreggono archi che rinforzano la volta a botte della navata mediana.

Le navate minori presentano invece volte a crociera, ( struttura di ripartizione tipica di altri edifici coevi fin qui recensiti) mentre in corrispondenza del transetto di aprono due spazi per il coroi.²⁸

Probabilmente sussistevano delle tre primitive absidi semicircolari di cui è conservata soltanto quella mediana.

Questa prende una debole da tre monofore.

Oltre a queste, forniscono luce alla chiesa anche le bifore della facciata, le strette feritoie tagliate lungo le pareti laterali del cleristorio e le originali finestre incurvate, disposte lungo la volta a botte della navata centrale: queste ulti.e invece molto rare altrove.²⁹

L’altare maggiore è forse l’unico corpo estraneo all’originale del romanico: una aggiunta settecentesca.

La torre campanaria ³⁰ è stata realizzata innalzando il tiburio³¹che sormontava la crociera della chiesa ed è decorato sul lato sud da una piccola bifora che è probabilmente quella originale della facciata (la bifora presente sulla facciata appare infatti visibilmente rifatta ed ingrandita per aumentare la luce all’interno della chiesa).

E’ curioso notare come questa crociera o forse piu opportunamente definibile transetto, sia stata realizzata con l’elevazione della quarta campata delle tre navate.³²

La soluzione risulta elegante e dà origine ad una croce latina sviluppata in altezza ed avrebbe determinato in ciascuna navata novità di prospettive e particolari giochi di luci.

Un risultato che non è più visibile dall’interno per la cesura operata da tre voltine, aggiunte per creare nei sottotetti locali di deposito di arredo liturgico.

L’Abbazia di Santa Fede a Cavagnolo si trova sulla strada fra Torino e Casale, gia all’epoca antecedente l’inclusione nell’area di influenza di Cluny, questa era un’importante via di scambi di ogni tipo, che ha decretato la possibilità di una seconda vita dell’edificio delle origini.

LUCA NAVA             nava.luca75@gmail.com