
Il furto aveva colpito uno dei nuclei più preziosi della Villa dei Capolavori, la casa museo nata dalla collezione di Luigi Magnani. I ladri avevano puntato direttamente alla cosiddetta Sala dei Maestri Francesi, riuscendo a portare via tre opere di dimensioni relativamente contenute ma di straordinaria importanza. Secondo le immagini diffuse dagli investigatori, il blitz era durato meno di tre minuti.
Il dipinto di Pierre-Auguste Renoir, Les Poissons, del 1917 (nella foto in apertura, foto Wikipedia), è probabilmente il pezzo più noto dei tre. Si tratta di un olio su tela nel quale cinque pesci, riconducibili alle triglie, sono disposti su una superficie verde. La composizione appartiene alla produzione tarda di Renoir e mostra un artista ormai lontano dalle grandi scene mondane degli esordi: il soggetto è semplice, quasi quotidiano, ma la pennellata conserva quella morbidezza luminosa che attraversa tutta la sua pittura. L’opera è inoltre una presenza particolarmente rara di Renoir all’interno di una collezione permanente italiana. Il suo valore era stato stimato intorno ai sei milioni di euro.
Diversa, ma altrettanto affascinante, è la Tasse et plat de cerises di Paul Cézanne, datata intorno al 1890. È una natura morta realizzata ad acquerello e matita su carta, di 38 per 49 centimetri. Una tazza e un piatto colmo di ciliegie diventano, nelle mani di Cézanne, un esercizio di equilibrio tra volumi, superfici e colori. Non c’è bisogno di un soggetto spettacolare: il pittore costruisce l’immagine attraverso rapporti geometrici e cromatici, anticipando quella ricerca sulla struttura della realtà che sarà fondamentale per la nascita dell’arte moderna.
A completare il terzetto c’è Odalisque sur la terrasse di Henri Matisse, legata alla stagione delle odalische e all’interesse dell’artista per l’ornamento, i tessuti e l’immaginario orientale. L’opera conservata alla Magnani Rocca è associata alla versione realizzata nel 1922 come acquaforte e acquatinta su carta, con Matisse coinvolto nella concezione dell’immagine e Jacques Villon nella realizzazione della stampa. La composizione mette in dialogo la figura femminile, l’ambiente della terrazza e una fitta trama decorativa, secondo quella concezione dello spazio in cui figura e sfondo tendono quasi a fondersi.
Il recupero restituisce così alla Fondazione tre opere che non sono soltanto beni di enorme valore economico. Sono frammenti di una storia dell’arte europea che alla Magnani Rocca trovano un contesto particolarmente significativo: accanto a Renoir, Cézanne e Matisse convivono infatti capolavori di Tiziano, Dürer, Rubens, Goya, Monet e Morandi, in una collezione costruita da Magnani come un vero dialogo tra epoche e linguaggi.
Dopo mesi di preoccupazione, la notizia del ritrovamento rappresenta dunque un passaggio fondamentale. I tre lavori sono tornati nelle mani degli investigatori e potranno essere nuovamente sottoposti alle verifiche degli esperti, mentre prosegue l’inchiesta per chiarire ogni dettaglio del furto e individuare i responsabili. Per la Fondazione Magnani Rocca è soprattutto la possibilità di ricomporre una “ferita” aperta quella notte di marzo.