
CASTELVETRO P.NO. Dall’11 settembre al 6 ottobre il Centro Arte Perini di Castelvetro Piacentino ospita Paola Vargioni con la mostra Trame di luce, un percorso dedicato alla pittura astratta in cui il colore diventa il principale strumento espressivo.
L’esposizione raccoglie opere nate da una ricerca fondata sulla materia pittorica, sull’energia del gesto e sulla costruzione di superfici capaci di suggerire movimento, profondità e ritmo. Il titolo Trame di luce racchiude il cuore della ricerca di Vargioni, artista nata a Santa Margherita Ligure che vive e lavora a Massasco e ha esposto in prestigiose sedi sia in Italia che all’estero in sedi prestigiose in Lussemburgo, a Genova, Roma, Brescia, Salisburgo e in altre città. Il termine “trame” richiama infatti l’intreccio dei fili, la struttura del tessuto, la costruzione paziente di una superficie nella quale ogni elemento trova il proprio equilibrio.
Accanto a questa componente materiale compare la luce, intesa come forza capace di attraversare il colore, di animare le campiture e di creare continui rapporti fra pieni e vuoti, densità e trasparenze. Le due parole si fondono così in un’unica immagine: la luce diventa essa stessa una trama, mentre la trama si trasforma in un organismo vivo attraverso le vibrazioni cromatiche che percorrono ogni tela.
Questa interpretazione trova solide radici anche nella biografia dell’artista, in quanto Paola ha maturato una significativa esperienza professionale nel mondo sartoriale e dell’alta moda. Quel linguaggio fatto di tessuti, cuciture, intrecci, superfici, materiali e accostamenti cromatici continua ad affiorare nella sua produzione contemporanea, trasferito dalla stoffa alla tela.
Ogni dipinto sembra così conservare la memoria di una tessitura, trasformando la pittura in una sorta di tessuto visivo nel quale i colori prendono il posto dei filati e le spatolate costruiscono una trama dinamica e articolata.
Dal 2015 Paola sviluppa un linguaggio personale caratterizzato da spatolate energiche, sovrapposizioni materiche e una continua ricerca sul valore espressivo del colore.
La spatola lascia segni decisi, costruisce rilievi, apre percorsi visivi che attraversano l’intera superficie. Il gesto conserva spontaneità, mentre la composizione raggiunge un equilibrio attraverso l’alternanza di campiture più intense e passaggi più luminosi. Il colore occupa una posizione centrale lungo tutto il percorso creativo. Ogni tela nasce da relazioni cromatiche che si sviluppano attraverso contrasti, armonie, accensioni improvvise e passaggi più delicati. Toni caldi e freddi dialogano continuamente, generando profondità e movimento. Le superfici acquistano una forte vitalità proprio grazie alla ricchezza delle sfumature, alle velature, alle sovrapposizioni e alle continue contaminazioni tra una tinta e l’altra. L’occhio percorre i dipinti seguendo una successione di rimandi cromatici che mutano a seconda della distanza e dell’incidenza della luce.
L’astrazione proposta da Vargioni evita riferimenti descrittivi immediati e invita piuttosto a un’esperienza visiva costruita sulle relazioni fra colore, materia e segno. Ogni osservatore può individuare percorsi differenti, lasciandosi guidare dalle suggestioni offerte dalle campiture cromatiche, dalle texture e dalle direzioni impresse dalla spatola.
Le forme rimangono aperte, capaci di evocare paesaggi interiori, frammenti naturali, movimenti dell’acqua, riflessi atmosferici oppure semplici dinamiche della materia. Le cromie rappresentano un altro elemento distintivo della sua ricerca. La superficie pittorica acquista spessore attraverso sovrapposizioni che ricordano fibre, intrecci e lavorazioni tessili. Anche sotto questo aspetto riaffiora il dialogo con il passato professionale dell’artista. La memoria del tessuto viene reinterpretata attraverso la materia pittorica, che assume una consistenza quasi tattile. L’effetto finale suggerisce una continua alternanza tra compattezza e leggerezza, tra densità cromatica e aperture luminose.
Il titolo Trame di luce sintetizza efficacemente il percorso creativo di Paola Vargioni, dove la memoria della tessitura incontra una ricerca astratta costruita sulla forza del colore e sulla capacità della luce di attraversare la materia pittorica, dando vita a superfici sempre dinamiche e ricche di vibrazioni.
Le sue parole evidenziano il rapporto diretto tra esperienza personale e linguaggio artistico, mettendo in risalto proprio quella fusione tra tessitura e luce che costituisce il filo conduttore dell’intera esposizione. La luce, all’interno delle opere, assume diverse funzioni.
Talvolta emerge attraverso accensioni improvvise che interrompono campiture più compatte; in altri casi filtra fra le sovrapposizioni cromatiche, creando effetti di profondità. Esistono poi passaggi nei quali la luminosità sembra provenire direttamente dalla materia, grazie alla giustapposizione di colori capaci di amplificarsi reciprocamente.
Ogni dipinto sviluppa quindi una propria atmosfera luminosa, diversa dalle altre, costruita attraverso rapporti cromatici sempre mutevoli. Anche la scelta della spatola contribuisce in maniera determinante alla costruzione della luce.
Lo strumento distribuisce il colore in modo irregolare, lascia affiorare rilievi, crea increspature che modificano continuamente la percezione della superficie. L’incidenza della luce reale sulle parti materiche genera ulteriori variazioni visive, facendo emergere dettagli diversi durante l’osservazione.
La componente cromatica resta comunque il fulcro dell’intero percorso espositivo. Vargioni costruisce ogni lavoro attraverso una vera e propria orchestrazione dei colori, nella quale ogni tonalità dialoga con le altre dando origine a un equilibrio sempre dinamico.
La mostra, accompagnata da un catalogo monografico, è visitabile gratuitamente da lunedì a sabato dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 19, giovedì solo al mattino.