ALLEGRETTO NUZI E IL ‘300 A FABRIANO ALLA PINACOTECA MOLAJOLI

Allegretto Nuzi: Pentittico Madonna col bambino, Santa Maria Maddalena, San Giovanni Evangelista, San Venanzio “Fabriano, Pinacoteca civica “Bruno Molajoli” tempera su tavola, cm 118 x 200, press kit StudioEsseci

FABRIANO. Allegretto Nuzi e l’arte de Trecento sono al centro di una suggestiva mostra a Fabriano che scandaglia la dimensione profonda del sacro attraverso intense opere d’arte esposte alla Pinacoteva Civica Molajoli fino al 30 gennaio.

Questi i dettagli desunti dal comunicato stampa: “Allegretto Nuzi, fabrianese d’origine e toscano di formazione, lavorò stabilmente a Fabriano dal 1347 fino alla morte nel 1373, creando un numero rilevante di opere diverse, dagli altaroli per il culto privato ai polittici di grandi dimensioni, a cicli affrescati.
La qualità dei fondi oro del Maestro ebbe, da subito e ancora più nei secoli successivi, uno straordinario successo e queste opere vennero contese da estimatori e collezionisti, finendo in musei e collezioni importanti non solo fuori da Fabriano ma anche dall’Italia, tanto che nel nostro paese non restano i dipinti di devozione individuale.

Questa attesissima mostra, curata da Andrea de Marchi e Matteo Mazzalupi e promossa dal Comune di Fabriano, la Regione Marche, la direzione Generale Creatività, con la collaborazione dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti, la Diocesi di Fabriano e Matelica, con il contributo di Fondazione Carifac, Fabriano, Exibiz nonché con la collaborazione e l’apporto di diverse istituzioni italiane e internazionali, riesce per la prima volta nella “impresa impossibile”: riportare a Fabriano una trentina di opere del grande Maestro prestate per l’occasione, fra cui undici tavole da musei stranieri. Per dare contezza del singolare momento artistico fabrianese della seconda metà del ‘300, queste opere sono affiancate a una serie di sculture di altri artisti del territorio, sculture che nelle loro cromie, ma non solo, risentono in modo evidente dell’influenza di Allegretto e della sua scuola.
Proprio questa capillare “riconduzione all’origine” consente anche di riunire parti da tempo disperse di polittici, di mettere a confronto opere che con chiarezza delineano il percorso di un Maestro che a pieno titolo può essere definito tale. La dispersione e la conseguente scarsa conoscenza diretta delle sue opere lo avevano relegato a un ruolo apparentemente locale.

“Questa mostra è stata fortemente e tenacemente voluta dalla nostra Amministrazione – sottolinea il Sindaco Gabriele Santarelli – ed è un regalo che viene fatto alla città di Fabriano e a tutti gli appassionati e gli amanti dell’arte.

L’idea di una mostra dedicata ad Allegretto Nuzi è nata nel 2018 durante la presentazione del volume dedicato all’opera di restauro del Polittico raffigurante la Madonna col Bambino e Santi per mano della restauratrice Lucia Biondi avvenuto nel 2014 “Elogio del trecento fabrianese”.
Siamo convinti che Fabriano abbia tutte le potenzialità per ritagliarsi un ruolo da protagonista nel panorama nazionale degli eventi espositivi ed era nelle nostre intenzioni dare continuità all’organizzazione di mostre; in quel momento, a inizio 2018, era stata già confermata la mostra su Gentileschi per il 2019 e intuii che avevamo già tante energie sul territorio pronte per collaborare a un progetto su Allegretto, che sarebbe stato una sorta di peccato originale indirizzare la nostra attenzione su altro e che invece sarebbe stato giusto dare voce a quella voglia di omaggiare quell’artista. Lo accennai seduta stante al Prof. De Marchi che non so che peso diede a quella mia estemporanea espressione di volontà.
Un progetto arricchito da una importantissima collaborazione con il comune di Gubbio per cui non si tratta di una semplice mostra ma di un percorso che unisce Gubbio con Fabriano grazie alle opere e alle ispirazioni di due artisti protagonisti ognuno a proprio modo della storia dell’arte del ‘300 e del ‘400 delle due parti dell’Appennino: Nuzi e Nelli. Un Appennino che finalmente unisce anziché dividere.
Una mostra di questo tipo non è mai una semplice esposizione di opere ma rappresenta il risultato di un lungo lavoro di studio, di approfondimenti e di ricerca che sono sicuro non si esauriranno qui e ora. Oggi possiamo affermare di conoscere meglio il mondo di Allegretto e di conseguenza la nostra storia.
Organizzare una mostra, e per di più di questa portata, in piena Pandemia richiede un po’ di pazzia ma oggi questo progetto è realtà e la sua realizzazione è stata possibile solo grazie all’attivazione di sinergie e collaborazioni con le quali sono state innescate tante energie del territorio.
Per tutti questi motivi la mostra “Oro e colore nel cuore dell’Appennino” è in tutto e per tutto una mostra del territorio per il territorio. Un importante segnale di ripartenza. La dimostrazione che Fabriano ha tutto quello che serve per rialzarsi ma solo se saremo capaci di farlo insieme.”

“La mostra su Alegretto Nuzi sostenuta dalla Regione Marche – commenta l’Assessore regionale alla Cultura Giorgia Latini – proprio perché riunisce opere che provengono da diverse collezioni consentirà uno studio più approfondito sulla produzione di questo artista e sul contesto artistico fabrianese dell’epoca. Interventi come questo sono importanti per ricostruire i tratti di una storia, non soltanto individuale, ma che diventa patrimonio dell’intera Regione Marche e di tutto il mondo dell’arte. Attraverso il sostegno ad iniziative simili contribuiamo a rafforzare la nostra identità culturale e, di conseguenza, a rafforzare le strategie di promozione che ci rendono competitivi all’interno dei grandi circuiti del turismo”.

“Forte della sua educazione toscana – scrive Andrea De Marchi – il Nuzi esercitò un’influenza enorme, fra Umbria e Marche, in sodalizio con il conterraneo ed emulo Francescuccio di Cecco, importando un linguaggio pacato e monumentale, maturato sul confronto con la tenerezza espressiva dei Lorenzetti a Siena e con i volumi accarezzati di giotteschi fiorentini come Maso di Banco e Bernardo Daddi. Allegretto introdusse nelle Marche tipologie ancora ignote di complessi polittici e squisiti altaroli per la devozione individuale. Nelle iconografie fu innovatore, contribuendo alla diffusione della Madonna dell’Umiltà in area adriatica, piegando le storie della Passione a interpretazioni originali e toccanti. Nelle tecniche pittoriche fu sperimentatore, combinando con grande libertà i punzoni per comporre i decori floreali dei nimbi e dispiegando scintillanti tessuti operati con fantasie di uccelli e tartarughe, col colore sgraffito per rimettere in luce l’oro del fondo. Da Fabriano dialogò strettamente coi migliori pittori fiorentini suoi coetanei, con Puccio di Simone che portò a lavorare con sé fra 1353 e 1354, coi fratelli Andrea e Nardo di Cione, gli Orcagna.
Seppe impalcare cicli murali di rara freschezza, capaci di coniugare la grandiosità semplificata dell’insieme e l’immediatezza narrativa del dettaglio. I principali si conservano ancora nelle chiese di Fabriano, in Santa Lucia Novella, dei domenicani (cappella di San Michele e Sant’Orsola, sagrestia), e nella tribuna di San Venanzio”.
La tribuna della chiesa di San Venanzio, oggi cattedrale, eretta negli anni sessanta del Trecento, è un vertice misconosciuto dell’architettura gotica centroitaliana ed è stata oggetto di una restituzione virtuale fondata su un rigoroso rilievo, qui esperibile in forma immersiva, quale adeguata introduzione alla visita nell’attuale cattedrale, dove sopravvivono, decurtati dalle trasformazioni successive, i resti degli affreschi che rivestivano le cappelle di San Lorenzo, di San Giovanni e della Santa Croce.
La mostra, grazie alla collaborazione con la Diocesi di Fabriano – Matelica, presenta anche una piccola sezione presso il Museo Diocesano e nella stessa cattedrale di San Venanzio, dove è ricostruito un Calvario ligneo coi dolenti.

Alla mostra fabrianese è collegata anche l’esposizione su Ottaviano Nelli a Gubbio, a cura dello stesso Andrea De Marchi e Maria Rita Silvestrelli e promossa dal Comune di Gubbio e dalla Direzione regionale dei Musei dell’Umbria”.

FONTE. Testo e foto, inseriti al solo scopo di presentare l’evento: press kit Ufficio stampa Studio Esseci