A Parigi HO AMATO Modì. LE MUSE DI AMEDEO MODIGLIANI NEL ROMANZO DI FABBRI

RIMINI.  L’arte si fa narrativa della Parigi della Belle Époque tra avanguardie, eccessi e piaceri, consumati nei caffè alla moda e il genio e la sregolatezza di artisti di genio come Amedeo Modigliani e Camille Claudel si scontrano con le convenzioni e i pregiudizi della società borghese del tempo, facendoli precipitare artisti geniali in una angosciosa solitudine e nella paranoia distruttiva.

Sono i temi cari alla scrittrice faentina Annalisa Fabbri, già premiata in oltre dieci concorsi nazionali e internazionali, che presenterà il 17 maggio alla Fiera internazionale del Libro di Torino il nuovo romanzo “A Parigi ho amato Modì. Le muse di Amedeo Modigliani” (Tempo al libro, Faenza).  

Protagoniste di questo romanzo sono le muse del pittore livornese, con le quali intreccia relazioni tormentate e passionali, focose e scandalose, consumate nei caffè alla moda dove affonda nell’alcol le sue incoerenze. Lui le seduce, le ritrae e a suo modo le ama. La rivalità con Picasso, l’amicizia con Utrillo e la complicità con Soutine lo accompagnano fin dietro le quinte del suo destino intriso di eleganza e degrado.

«Desideravo scrivere di Modigliani», dice l’autrice. «Mi ha sempre affascinato. Già durante la stesura di Ero l’amante di Rodin avevo immaginato un incontro tra Camille Claudel e Modigliani, utilizzandolo come cameo. Il  il filo narrativo che attraversa queste voci parte dalla madre, poi le amanti, più o meno note, le amiche fino ad arrivare alla figlia Giovanna. Un percorso che attraversa tutte le relazioni più importanti della sua vita».

Il percorso di ricerca di Annalisa Fabbri incrocia con successo insieme alle vite di grandi artisti come Monet e Van Gogh, quello di donne ribelli, coraggiose e geniali, come nel recente “Ero l’amante di Rodin. Vita vissuta di Camille Claudel” (Morellini editore), confermando la sua capacità di trasformare la ricerca storica in narrazione appassionata e avvincente.

Camille Claudel è una giovane scultrice dal talento straordinario, determinata a conquistare il mondo dell’arte, ma il mondo non è pronto ad accettare il genio di una donna e quando incontra Auguste Rodin prende inizio un rapporto maestro-allieva che si trasforma in una passione tormentata. Il rapporto maestro-allieva scivola rapidamente in un’ossessione distruttiva. Camille lotta ferocemente per emergere dall’ombra del celebre amante, plasmando opere di rara bellezza, ma la sua ricerca di libertà artistica si scontra con una società non pronta ad accettare il genio femminile. Annalisa Fabbri ricostruisce con cura la parabola di un’artista che ha pagato il prezzo più alto per la propria indipendenza: il ripudio della famiglia, il giudizio sferzante della critica e, infine, l’abbandono di Rodin. La narrazione ci conduce nel cuore della Parigi fin de siècle, seguendo Camille fino al suo drammatico epilogo tra le mura di un manicomio, dove il silenzio ha sostituito per sempre il canto della creatività.

Il romanzo non è solo una biografia romanzata, ma un ritratto scuro e reale delle dinamiche familiari e sociali che possono annientare anche i talenti più cristallini. Inserito nella collana “Femminile Singolare”, curata da Sara Rattaro e Anna di Cagno, il libro si conferma come un tassello fondamentale nel percorso di ricerca dell’autrice, che da oltre vent’anni dedica la sua penna a donne ribelli, coraggiose e geniali.

 Da dove nasce l’ispirazione dei suoi romanzi?

«Nasce dal fatto che sono sempre stata interessata alla storia dell’arte e all’arte moderna, storie e biografie di pittori, quasi sempre uomini, mentre mi sono resa conto che ci sono state donne importanti che sono state dimenticate un contributo artistico fondamentale come Camille Claudel all’opera di Rodin».

Come riesce a trasformare la ricerca storica intorno a questi grandi  artisti in una narrazione avvincente?

«C’è tanto studio, e tendo ad utilizzare il genere del romanzo biografico in senso autobiografico. Sono loro che si raccontano in prima persona. È un modo per coinvolgere ancora di più i lettori, con una ambientazione e dialoghi attinenti ai fatti, ricostruiti in maniera rispettosa. Per emozionare appassionando alla storia dell’arte».

MARCELLO TOSI