
RIMINI. L’attrice Stefania Sandrelli eil regista Enrico Vanzina hanno tagliato il nastro della mostra-evento, al Gran Hotel di Rimini, “Alberto Sordi, maschera di un Vitellone”.
L’esposizione rappresenta un’eccezionale occasione per ripercorrere la vita e l’arte di uno degli attori più amati del cinema italiano. Infatti, Sordi è stato molto più di un semplice “attore”: con le sue pellicole ha messo in scena un vero e proprio specchio della società italiana, capace di incarnare con sagacia e straordinaria umanità l’anima le profonde contraddizioni del nostro Bel Paese.
Proprio per questo, la rassegna, con la sua ricca dotazione di materiali originali, riesce a raccontare non soltanto l’artista, ma una vera e propria epoca, un’identità culturale e nazionale. Il titolo scelto, “maschera di un Vitellone”, è un garbato richiamo al film cult del 1953 diretto da Federico Fellini, riminese doc, che ha consacrato Sordi come volto indimenticabile di una generazione disorientata e forse anche sospesa tra il desiderio di spensieratezza e l’inevitabile confronto con gli urti della vita. In questo senso, questo film diventa una chiave di lettura fondamentale per comprende sia la parabola artistica di Sordi sia l’atmosfera culturale e sociale di quegli anni.
Ma la rassegna va ben oltre il suo ruolo nel film, soffermandoci sulla poliedricità della sua carriera cinematografica, che ha lo ha visto in ruoli molto differenti, interpretando sia commedie ma anche interpretando, con identica maestria, ruoli drammatici, speso coniugando comicità e profonda introspezione.
Percorrendo l’allestimento, curato da Marco Dionisi Carducci, con la supervisione della collaboratrice di Sordi, Paola Comin, si viene coinvolti in un interessante “viaggio” tra fotografie, alcune delle quali diventate vere e proprie icone, manifesti originali, lettere autografe e oggetti di scena, accompagnati da un’attenta narrazione critica. Il materiale proviene da diversi enti: la Casa Museo Alberto Sordi, l’Istituto Luce-Cinecittà, il Centro Sperimentale di Cinematografia, l’Associazione Kulturando.360, il Museo Cinema a Pennello, la Sartoria Costumi d’Arte, famiglia Vanzina e da vari archivi privati.
In generale, la rassegna pone giustamente in luce uno degli aspetti più caratterizzanti del lavoro di Sordi, ossia quello di utilizzare il proprio personaggio come una sorta di “maschera” attraverso la quale proporre aspetti, anche contraddittori, della complessità umana, oltre che porre uno sguardo, mai compiaciuto, sulle dinamiche sociali che si sono avvicendate dal dopoguerra in poi, passando per il boom economico e cambiamenti epocali, talvolta non indolori, che hanno scosso la nostra nazione.
La presenza di un piccolo set ricostruito all’interno della mostra consente, inoltre, di entrare letteralmente nella dimensione del cinema degli anni Cinquanta e Sessanta, dando vita a un “ponte” tra passato e presente, fra ricordo e partecipazione diretta.
È, dunque, un invito a vivere non solo la figura di Sordi, ma l’intero mondo che lui ha raccontato con uno sguardo allo stesso tempo critico e affettuoso. La rassegna è aperta al pubblico dal martedì alla domenica, dalle 10.00 alle 19.00. La biglietteria si trova all’ingresso principale del Grand Hotel, in Piazza Pascoli. I biglietti si possono acquistare sia in loco sia online tramite il sito ufficiale della manifestazione, con prezzi agevolati per studenti, over 65 e gruppi organizzati. Per le famiglie, inoltre, sono previste visite guidate tematiche dedicate anche ai più piccoli, con attività interattive e laboratori creativi.
SIMONE FAPPANNI