
BERGAMO. Nelle poche miniature sopravvissute alle mutilazioni del codice di Fiorenzuola¹ si possono individuare diversi elementi in comune con l’iniziale torinese: se si accosta quest’ultima con l’iniziale P con san Fiorenzo che benedice una bambina, appena resuscitata dal santo al momento del suo passaggio per Fiorenzuola, si possono confrontare i grafici tratti del volto, le espressioni fisse e le pose statiche, le lumeggiature² sul corpo della lettera di colore giallo anziché bianco. I visi degli angeli dell’iniziale torinese sono invece confrontabili con quello femminile³ nell’iniziale U a f. 51v, raffigurante probabilmente il miracolo della stella e delle lampade. La qualità della miniatura torinese è superiore a quella del codice di Fiorenzuola, che risulta però sminuita anche dall’attuale stato di conservazione.⁴
L’ornamentazione vegetale⁵ trova invece confronti nel manoscritto giuridico, nelle cornici che inquadrano le due pagine decorate ai ff. 4v (fig. 14) e 5r, nelle quali sono dei sottili girari con piccole foglie terminanti in fiori colorati pressoché sovrapponibili a quelli che si trovano nel riquadro dorato del frammento torinese.⁶
Considerando la formazione e gli stretti contatti del miniatore con il monastero agostiniano di Santa Maria di Josaphat e la presenza di sante monache agostiniane⁷ nell’iniziale con sant’Agostino, l’Antifonario dal quale proviene il ritaglio potrebbe essere stato realizzato nell’ottavo decennio del Quattrocento per lo stesso monastero, che fu soppresso nel 1768.⁸
Dal medesimo stesso Antifonario potrebbe provenire anche il frammento con l’iniziale R decornata ora a Torino, Palazzo Madama presso il Museo Civico d’Arte Antica, (n. inv. 445/M) sebbene non sia possibile individuare il brano rilevato.
Per la vicinanza del repertorio ornamentale, (invero assai ricorrente con moduli differenti solo in pochi particolari di cui qui di portano alcuni esempi, ossia la costituzione da foglie d’acanto dai profili rotondeggianti e da piccoli cerchi bianchi sopra le filettature, la gamma cromatica e la stesura dell’oro su bolo rosato¹⁰, è possibile avanzare l’ipotesi che i due frammenti provengano dallo stesso manoscritto.
Questo è corroborato anche, dalla forma e la dimensione dei tetragrammi,¹¹ alti 38 mm, e l’interlinea tra questi compresa tra i 36 e i 38 mm. La mancanza delle sottili lumeggiature lungo il profilo delle foglie non permette tuttavia di assegnare l’autografo al Maestro e invece suggerisce di assegnare l’iniziale, ipotizzando per essa una provenienza dallo stesso codice, la presenza di un collaboratore.¹²
In ogni caso, si tratta di un ulteriore frammento appartenente a un corale lombardo risalente alla seconda metà del Quattrocento¹³.
Integrando questo con le risultanze riguardo ai frammenti miniati di Torino, è possibile aggiungere importanti testimonianze alla produzione tardogotica lombarda tra la fine del Trecento e lo scadere del Quattrocento.
Le miniature ritagliate¹³ da un Antifonario con il Proprio e il Comune dei Santi consentono di meglio definirne l’aspetto originario e di apprendere che esso era decorato non soltanto da iniziali istoriate e forse ornate, ma anche da riquadri miniati.
Non sfugge la notevole qualità della miniatura a piena pagina con l’Imago Pietatis che porta a conoscenza un ulteriore foglio del ricco ciclo di illustrazioni del Libro d’Ore di Parma.
Il noto san Giovanni Battista, costituisce una preziosa e unica testimonianza di un perduto Libro d’Ore lombardo¹⁴ influenzato da modelli di michelino, mentre l’iniziale ritagliata con sant’Agostino attesta l’esistenza di Antifonario decorato probabilmente per il monastero di Santa Maria di Josaphat a Pavia, forse dal Maestro di Laura Bossi, nell’ultimo terzo del XV secolo.
LUCA NAVA
biografia e iconografia su richiesta nava.luca75@gmail.com
fonte immagini wikipedia