
La rassegna Reale e immaginario, che s’inaugura venerdì 12 settembre alle 17, 30 all’Adafa (Via Palestro 32) di Cremona, intende porre a confronto due percorsi pittorici profondamente diversi ma complementari: quello di Ghisoni, raccolto nella sezione “Antologica”, e quello di Zumbolo, presentato attraverso le “Armonie astratte”.
Il titolo deriva, infatti, dalla relazione fra due modi di guardare e costruire l’immagine. Da una parte Ghisoni, pittore di Soncino nato nel 1939, torna attraverso una selezione retrospettiva su alcuni dei temi che hanno accompagnato il suo lungo percorso: paesaggi, scorci urbani, ritratti, nature morte, luoghi riconoscibili e frammenti di una quotidianità osservata con attenzione, fra cui due premiati in estemporanea.
Nelle opere dedicate a Soncino, come Borgo fiorito e Vecchia osteria, la precisione del disegno incontra una pittura capace di conservare il carattere del luogo, mentre in lavori dedicati ad altri ambienti il dato reale diventa occasione per fissare una particolare condizione di luce, atmosfera e memoria. La pittura di Ghisoni procede dunque dalla visione, attraverso una pratica paziente del particolare, e arriva alla tela come immagine ricordata e insieme presente.
«Ghisoni parte dal reale, ma il suo lavoro prende forma nel momento in cui il dato osservato smette di essere una semplice descrizione», osserva Simone Fappanni. «La sua attenzione per un edificio, una strada, una figura o un paesaggio nasce da una conoscenza concreta delle cose, tuttavia ciò che arriva sulla tela è già filtrato dalla memoria e dalla sensibilità dell’artista. Il dettaglio, anche quello più appartato, diventa parte di un racconto più ampio, nel quale il tempo sembra rallentare». È una lettura che trova riscontro nella varietà delle opere di Ghisoni, dove la solidità della costruzione e la scelta di tonalità spesso misurate lasciano spazio a una dimensione più intima, legata al ricordo dei luoghi e alla loro trasformazione.

Accanto a questa esperienza figurativa, Giuseppe Zumbolo presenta una ricerca nella quale la superficie della tela assume un ruolo autonomo. Nato nel 1955 a Casal di Principe e da lungo tempo attivo nel territorio cremonese, Zumbolo ha attraversato negli anni il figurativo, l’informale, la sperimentazione materica e una particolare ricerca sulle tele piegate, facendo del supporto stesso uno degli elementi fondamentali dell’opera. Le sue composizioni possono partire da un’immagine riconoscibile, da un paesaggio o da una suggestione naturale, per arrivare progressivamente a una costruzione fatta di pieghe, campiture, incisioni, segni, sovrapposizioni e rapporti cromatici.
In opere come Composizione verticale, dove le piegature della tela organizzano lo spazio e suggeriscono una scansione ritmica, oppure in lavori più recenti come Lì dove nasce il giorno e Due colori, la superficie smette di essere un semplice piano sul quale dipingere e partecipa direttamente alla costruzione dell’immagine. Il colore può assumere una presenza compatta e quasi assoluta, mentre la piegatura produce ombre, rilievi e intervalli che modificano la percezione dell’opera a seconda della distanza e della luce.
«Nella ricerca di Zumbolo l’immaginario nasce dalla materia, dal suo comportamento e dalle possibilità che offre una superficie quando viene sottratta alla sua consueta piattezza», fa notare Fappanni.
«La tela piegata introduce una dimensione fisica che rende instabile l’immagine: ciò che appare astratto può suggerire un paesaggio, un orizzonte, una finestra, una città o una forma naturale, senza mai fissarsi completamente in una sola interpretazione. È proprio questa oscillazione a rendere interessante il rapporto fra forma e materia».
La mostra, che sarà introdotta dal presidente dell’Adafa, Fulvio Stumpo, e dalla coordinatrice della commissione artistica, Giusy Asnicar, sarà visitabile gratuitamente a Casa Sperlari fino al 2 ottobre da martedì a domenica dalle 17 alle 19.